L’esperienza di Albo Cavatori con WWF Veneto 1999-2000

È quella che si colloca più lontano nel tempo dal punto di vista cronologico ma che conserva una straordinaria attualità e validità per ricchezza di contenuti.

A cavallo tra il 1999 e il 2000 Albo Cavatori, collocandosi in una posizione di avanguardia, ha attivato una prima esperienza “pilota” (la prima sull’intero territorio nazionale) di confronto con una associazione ambientalista (WWF Veneto) sulle problematiche dell’attività di cava.

La domanda più spontanea rispetto al maturare di questa esperienza è la seguente: perché due associazioni rappresentative di interessi tanto diversi, pur consapevoli che tale scelta avrebbe potuto suscitare incomprensioni, avrebbero dovuto dialogare?

Le ragioni sono state numerose, in parte collegate alla particolare situazione della normativa in materia estrattiva nel nostro paese e, soprattutto, nella nostra regione, in parte alla storia e alle finalità perseguite dalle due associazioni.

Le principali ragioni che hanno portato al dialogo le due associazioni possono essere così riassunte:

  1. ambedue le associazioni avevano maturato la convinzione che la normativa sull’attività di cava nella nostra regione fosse obsoleta ed in ogni caso inadeguata a tutelare efficacemente sia l’ambiente sia le ragioni imprenditoriali;
  2. entrambe le associazioni erano animate dalla comune volontà di dare un contributo nella direzione della certezza delle situazioni giuridiche, chiarendo in modo univoco in quali aree doveva essere interdetto l’esercizio dell’attività di cava;
  3. l’approvazione della L.R.V. n. 10/99 sulla valutazione d’impatto ambientale (e successive modifiche) nonchè, più in generale, il mutamento della normativa di riferimento, aveva reso improcrastinabile un coordinamento con la legge regionale in materia estrattiva e la rivisitazione della stessa;
  4. ambedue le associazioni erano convinte che un’efficacetutela degli interessi rappresentati rendesse ineludibile un approccio costruttivo: pur nel doveroso rispetto delle reciproche posizioni di principio hanno ritenuto indispensabile il confronto e il dialogo organizzato;
  5. l’imprenditoria del settore ha, infine, maturato la convinzione che agire il più possibile nel rispetto dell’ambiente circostante è oltrechè un dovere morale e giuridico anche, sul medio lungo periodo, una convenienza economica: una normativa che dia serie garanzie alla collettività di tutela dell’ambiente seria ed efficace, consente un esercizio della stessa circondato da minor tensioni e diffidenza.

Da questa congiuntura favorevole è nata l’esperienza di un gruppo di lavoro per l’individuazione di talune linee guida per una nuova, più moderna, normativa di settore.

Maturato il convincimento della sterilità e della inutilità di rigide, aprioristiche, contrapposizioni di principio, il WWF Veneto ha deciso di condividere con l’Albo l’esperienza del “dialogo organizzato”, nel pieno rispetto, naturalmente, delle legittime, differenti, posizioni di principio.

L’attivazione del tavolo di lavoro

La scelta di creare un tavolo di confronto tecnico è stata “consequenziale”. Senza alcun intento di operare arbitrarie sostituzioni al ruolo della parte politica, si è inteso fornire alla stessa una base di lavoro rappresentata da una serie di posizioni condivise da associazioni rappresentative degli interessi ambientali e imprenditoriali. É stato così attivato un Gruppo misto paritetico che ha approfondito alcune tra le problematiche più significative inerenti l’attività di cava con l’obiettivo di elaborare alcune linee guida per i progetti di modifica e sostituzione della L.R.V. n. 44/82.

Le due associazioni hanno convenuto sulla necessità di dedicare particolare attenzione ai seguenti aspetti:

  1. principi generali con l’obiettivo di inserire all’interno della nuova legge la regolamentazione di tutte le attività estrattive e non solo quelle di cava in senso proprio;
  2. elaborazione di una disciplina del recupero dei materiali di risulta e provenienti da demolizione quale alternativa all’estrazione di materiali vergini;
  3. criteri per la pianificazione dell’attività estrattiva a livello regionale;
  4. criteri di gestione delle cave, con particolare riferimento alla progettazione, conduzione, ripristino dei siti; alla razionalizzazione dell’attività estrattiva in corso, in particolare attraverso la sistemazione delle cave esistenti, in atto o dismesse tramite appositi piani di recupero che prendano in considerazione gli aspetti paesaggistici e ambientali.

I risultati del lavoro svolto

Il confronto tra le due associazioni è avvenuto su basi squisitamente tecniche: non sempre è stato possibile trovare punti di convergenza, tuttavia per molteplici aspetti corrispondenti ad altrettante spinose problematiche inerenti l’attività di cava (a titolo di esempio: oggetto della normativa, competenze, autorizzazioni e concessioni: durata e proroghe, capacità imprenditoriali, cave di prestito, cave in falda, contributi e sanzioni, osservatorio permanente dei materiali estrattivi) il Gruppo di lavoro – che ha lavorato per circa un anno – ha trovato ampie convergenze sintetizzate e proposte come linee guida per la stesura di una nuova, più moderna normativa di settore.

Naturalmente poiché le linee guida riassumevano le sole posizioni condivise o quelle per le quali era stato possibile trovare delle mediazioni, le medesime non avevano alcuna pretesa di esaustività.

I risultati del lavoro svolto sintetizzati in un volumetto a “firma congiunta” Albo Cavatori – Wwf Veneto sono stati infine presentati nel corso di un convegno al quale naturalmente sono stati invitati a partecipare i principali referenti istituzionali, che hanno accolto l’iniziativa con sicuro interesse a apprezzamento.

Voglio sottolineare che alla base del lavoro intrapreso con il WWF Veneto c’era una sfida di metodo innanzi tutto: dimostrare che associazioni tradizionalmente schierate su fronti contrapposti erano in grado di confrontarsi in modo organizzato.

I fatti poi ci hanno regalato, inaspettatamente, molto di più: le associazioni attraverso il Tavolo di Lavoro hanno dimostrato infatti di essere capaci non solo di dialogo ma anche di trovare una base comune di posizioni condivise per l’elaborazione di una nuova normativa di settore da proporre alle autorità competenti.

Un risultato inimmaginabile che è andato ben oltre le aspettative iniziali e che rappresenta una significativa esperienza pilota di enorme “valore aggiunto” proprio perché, per la prima volta, le proposte formulate non sono unilaterali espressioni dei desiderata della categoria ma rappresentano il punto di incontro di interessi tradizionalmente considerati contrapposti.

 

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Articolo scritto da: andrea

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