PRESIDENTE RAFFAELLA GRASSI: APPROVAZIONE STORICA DEL PIANO REGIONALE PER LE ATTIVITA’ ESTRATTIVE (PRAC)

Da oggi in avanti le aziende estrattive del Veneto dovranno confrontarsi con una normativa ed un Piano che di fatto segnano lo spartiacque tra il passato ed il futuro, tra un approccio normativo tarato sugli anni ’80

Abbiamo apprezzato la disponibilità dell’assessore ad accettare i contributi costruttivi rispetto ai testi presentati, la capacità di ascolto, la disponibilità e la visione chiara della Commissione, la professionalità dei tecnici della Giunta e del Consiglio ed in generale abbiamo apprezzato la buona politica che abbiamo visto in Consiglio.

Concetti come il chilometro zero, il contenimento del consumo di suolo attraverso il massimo sfruttamento dei giacimenti, la sostenibilità ambientale, la valorizzazione dei materiali alternativi, che costituiscono i principi ispiratori della nuova normativa, sono i cardini sui quali le nostre aziende hanno scommesso per lo sviluppo imprenditoriale sul territorio. Sono l’appello che abbiamo lanciato nel 2016 alla Politica con la proposta del PIANO ZERO che si traduce in un migliore e più efficiente utilizzo delle risorse, in una razionalizzazione degli investimenti ed in una maggiore certezza per il mantenimento dell’occupazione legata al settore.

Accogliamo quindi con generale favore questi provvedimenti che sono il risultato di un buon dialogo tra la politica veneta, le aziende e il territorio.

Troviamo che la struttura del piano sia innovativa perché crea un modello flessibile, tarato sui reali consumi e quindi sull’andamento del mercato. Proprio per questa sua caratteristica troviamo superflui, se non addirittura controproducenti, i tetti provinciali che costituiscono un limite che la giunta dovrà via via modificare per garantire l’applicabilità stessa del piano.

Inoltre con lo zero dato a Treviso i tetti contrastano con uno dei principi fondanti del piano che è il mantenimento dell’occupazione legata al settore. Troviamo incomprensibile la disparità di trattamento cui sono soggette le aziende “bisognose” a seconda della loro localizzazione provinciale. Oggi più che mai il lavoro è sacro e va salvaguardato anche operando scelte che possono sembrare impopolari ma che a fronte di una piccola concessione (parliamo di micro autorizzazioni da 300.000 mc) consentono la sopravvivenza di alcune piccole realtà.

Auspichiamo a breve una revisione di questi tetti che già oggi si rende necessaria per garantire il materiale ad infrastrutture come la TAV che solo a Verona necessitano di un volume superiore al tetto assegnato alla provincia.

Siamo inoltre soddisfatti che la legge abbia messo le basi per risolvere il problema del reperimento della preziosa trachite dalle cave dei colli Euganei. E’ il materiale di Venezia e di tante opere architettoniche che devono poter contare sulla giusta disponibilità per le ristrutturazioni. Confidiamo che la norma possa garantire non solo la coltivazione in sotterraneo ma anche una diversa coltivazione a cielo aperto finalizzata ad eliminare le pareti verticali delle cave esistenti e quindi per migliorare la ricomposizione ambientale dei siti.

Per quanto riguarda la vigilanza, che passerà ai comuni e all’Arpav, lanciamo un appello alla Giunta affinché venga salvaguardata la competenza e la professionalità dei dipendenti regionali operanti oggi nelle province.

Ci auguriamo, infine, che l’applicazione di queste nuove regole possa tradursi anche in una riduzione dei tempi dei procedimenti che oggi sono un reale ostacolo alle iniziative imprenditoriali nel settore estrattivo.

Raffaella Grassi

Presidente Albo Cavatori del Veneto

Sarah Silovich

Articolo scritto da: Sarah Silovich

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